Guida alla visita

Un santuario nel cuore del quartiere
Chi arriva in treno a Bologna e guarda verso nord vede, oltre ai tetti della Bolognina, una cupola ottagonale rivestita di rame. È il Santuario del Sacro Cuore, una delle chiese più grandi e significative della città, costruita all’inizio del Novecento in un quartiere di operai e immigrati che nel giro di pochi decenni sarebbe diventato uno dei tessuti urbani più vitali di Bologna.
Questo non è un luogo appartato o monumentale nel senso freddo della parola. È una chiesa che ha vissuto sulla propria pelle la storia del Novecento — due ricostruzioni, i bombardamenti della guerra, un quartiere che cambia pelle — e che ancora oggi è uno dei presidi spirituali e comunitari più attivi della città. Entrarvi significa incontrare insieme arte, storia e vita.
1. Le origini: i Salesiani arrivano a Bologna
1895–1901
Alla fine dell’Ottocento la zona a nord della stazione ferroviaria era in piena trasformazione: campi e vigne lasciavano il posto a fabbriche, officine e nuovi quartieri popolari. Era un territorio di frontiera sociale, dove i problemi legati al lavoro e alle nuove povertà urbane erano più acuti che altrove.
Fu il Cardinale Domenico Svampa (1851–1907), Arcivescovo di Bologna, a immaginare per questa zona un grande tempio che fosse insieme monumento di fede e simbolo di speranza per il popolo bolognese. L’idea prese forma quando i Salesiani — la congregazione fondata da Don Bosco per l’educazione dei giovani poveri — si insediarono a Bologna nel 1896, aprendo un istituto professionale che i bolognesi chiamarono presto «Casa del Miracolo» per la rapidità con cui era sorto.
La raccolta fondi per il nuovo tempio fu straordinaria: contribuirono Papa Leone XIII, Pio X, il Conte Giovanni Acquaderni e molti privati da tutta Italia. Il periodico «Il Secolo del Sacro Cuore», promosso dallo stesso Cardinale, raccolse in dodici anni 250.000 lire, oltre la metà delle spese totali di costruzione. La prima pietra fu benedetta il 14 giugno 1901, alla presenza di Don Michele Rua, Rettore Maggiore dei Salesiani.
2. Il tempio del Collamarini
1901–1912
Il progetto fu affidato a Edoardo Collamarini (1863–1928), uno degli architetti bolognesi più attivi del tempo, autore tra l’altro del palazzo Bonora in via Santo Stefano, della decorazione della cappella di Sant’Anna nella Metropolitana e della facciata di Santa Maria delle Muratelle. Il Collamarini aveva la capacità rara di fondere stili storici diversi senza che il risultato sembrasse un collage: il Sacro Cuore è la sua opera più riuscita.
La chiesa mescola elementi bizantini, romanici e gotici, tutti tradotti nel mattone bolognese — materiale capace di creare per disposizione e colore effetti decorativi di grande eleganza. La direzione dei lavori fu curata dall’ingegner Luigi Reggiani; il capomastro fu Giovanni Donini, muratore di fama. Entrambi prestarono la propria opera gratuitamente e furono decorati dal Papa con la Commenda di San Gregorio Magno.
Il santuario fu consacrato il 15 ottobre 1912 da Monsignor Giacomo Della Chiesa, Arcivescovo di Bologna — che di lì a poco sarebbe diventato Papa Benedetto XV — e inaugurato il giorno successivo con una cerimonia solenne. Nel 1912 la salma del Cardinale Svampa, morto nel 1907 senza vedere compiuto il suo sogno, trovò sepoltura nella cripta.
3. Una storia travagliata
1912–1947
La vita del santuario non fu lineare. Don Riccardo Zucchi, primo parroco effettivo, fu un sacerdote di grande dedizione, amato soprattutto dai più umili del quartiere. La sua morte nel 1929 lasciò un vuoto profondo — ma quello stesso anno portò una sventura ben più grande.
Il 21 novembre 1929, nel primo pomeriggio, la maestosa cupola che Collamarini aveva alzato al cielo crollò di schianto, trascinando con sé il pavimento e parte delle fiancate. Un boato enorme, una nuvola di polvere, la chiesa sventrata. Per un miracolo non ci furono vittime: il cappellano Don Luigi Montuschi, avvertito di scricchiolii sospetti, aveva fatto uscire i fedeli pochi minuti prima.
Le cause erano molteplici: il terreno alluvionale cedevole, le fondamenta insufficienti, le malte troppo magre usate in costruzione, le scosse telluriche di quell’anno. La comunità cadde nello sconforto, ma il Cardinale Nasalli Rocca fu netto: il tempio doveva essere ricostruito «dov’era e com’era».
Il compito fu affidato a Don Antonio Gavinelli, salesiano con fama di abile costruttore di chiese, giunto a Bologna nel maggio 1930. Gavinelli fece consolidare le fondamenta con un anello di cemento armato, ricostruì i quattro piloni della cupola in calcestruzzo, rimise in piedi l’intera struttura. I lavori — affidati alla ditta Fratelli Castelli di Milano — durarono fino al 1934. Il 24 gennaio 1934 la cupola restaurata fu benedetta; il santuario riaprì solennemente il 19 maggio 1935, giorno in cui Bologna festeggiava la canonizzazione di Don Bosco, avvenuta a Roma il 1° aprile del 1934.
Il 25 settembre 1943 nuove bombe colpirono l’Istituto Salesiano e squarciarono la facciata della chiesa. Don Gavinelli, arrestato in quello stesso anno e confinato all’Aquila (un foglietto del bollettino parrocchiale era stato ritenuto antifascista), tornò dopo la guerra e riprese i lavori di restauro. Nel 1947 il santuario si presentò di nuovo compiuto. Don Gavinelli morì nel 1968 e riposa nella cripta accanto al Cardinale Svampa, i due uomini che più di ogni altro hanno costruito e tenuto in piedi questo luogo.
4. L’architettura: guardare la chiesa
Chi guarda il Sacro Cuore si accorge subito che è più bello di fianco che di fronte: il vero sviluppo dell’edificio è in profondità, con la cupola che domina il nucleo centrale e le due semicupole che la affiancano. Dall’esterno si coglie la struttura a pianta concentrica: le arcatelle ritmate, i trafori delle finestre, le cordonature, tutto in una tradizione bizantina filtrata da sensibilità romanica e gotica, tradotta nel mattone bolognese.
La facciata, a fastigio monocuspidato, è divisa in tre sezioni da quattro robuste lesene. In basso apre il grande portale con quattro ordini di colonnette e un ampio archivolto; nella lunetta campeggia un mosaico policromo del Sacro Cuore, donato da Monsignor Della Chiesa. Sopra il portale una grande finestrata con bifore laterali e un rosone; in alto corre un’ariosa loggetta ad archetti trilobati. Le fiancate ripetono gli stessi motivi: dieci bifore per lato, cinque per ogni ordine, tutte con trafori eleganti e vetrate policrome.
L’interno è grandioso e austero insieme. La chiesa misura 52 metri di lunghezza e 29 di larghezza; la navata centrale è lunga 45 metri e larga 14. Ciò che colpisce subito è lo slancio verticale dei piloni e la distribuzione sapiente delle luci: la cupola porta la luce dall’alto, le vetrate colorate la diffondono lateralmente. Le pareti sono nude nel mattone — nessun affresco — e il contrasto tra il rosso del laterizio e la tinta chiara dell’intonaco crea effetti di grande sobrietà. La cupola ottagonale, alta sessanta metri, è visibile da tutti i punti elevati della città.
5. I tesori dell’arte
Le vetrate istoriate
Il complesso di 134 vetrate policrome è uno dei più estesi e unitari d’Italia. Le prime — quelle dell’abside — risalgono al 1934; le altre furono realizzate a partire dal 1937, tutte su cartoni del professor Antonio Maria Nardi, dalla vetreria Pritoni secondo il sistema tradizionale a gran fuoco. Danneggiate dai bombardamenti, furono ripristinate entro il febbraio 1948. I cartoni preparatori di Nardi, conservati dagli eredi, sono stati acquisiti dalla parrocchia nel 2015. Le vetrate raffigurano santi e beati legati a Bologna, alla congregazione salesiana e alla devozione al Sacro Cuore.
La Via Crucis
Le quattordici stazioni in legno scolpito e policromato che ornano le pareti laterali sono opera di Antonio Mussner di Ortisei (Val Gardena), inaugurate nell’aprile del 1936. La finezza dell’intaglio e la vivacità della policromia ne fanno uno dei cicli lignei più riusciti del Novecento italiano.
L’altar maggiore
Al centro del presbiterio si eleva la grande edicola marmorea progettata dall’architetto Federico Rampazzini, inaugurata il 23 giugno 1938. Nella nicchia centrale campeggia la statua del Sacro Cuore in legno scolpito e policromato, opera di Antonio Mussner su disegno dello scultore milanese Angelo Ferreri. L’elegante pavimento a tarsie di marmi pregiati del presbiterio richiama i pavimenti cosmateschi delle basiliche romane; fu restaurato nel 1950.
Le cappelle laterali
Quattro cappelle fiancheggiano la navata. A sinistra: la cappella della Sacra Famiglia con la pala di Alessandro Franchi di Prato (1905); e la cappella di San Giovanni Bosco con l’altare marmoreo disegnato dal Collamarini e la grande pala di Augusto Maiani (1937). A destra: la cappella di San Giuseppe con il Transito di San Giuseppe di Renato Pasqui (1951); e la cappella della Beata Vergine del Rosario con una copia della celebre Madonna del Sassoferrato.
Il Battistero
Ricavato a sinistra dell’ingresso, ospita il fonte battesimale ottagonale in marmi policromi e un affresco del Battesimo di Cristo, tra le prime opere di Renato Pasqui.
Il Crocifisso ligneo
Nel coretto a sinistra del presbiterio è conservato un crocifisso in legno scolpito e patinato di ignoto autore, attribuibile al XVI o XVII secolo. Per la forza espressiva e il vigore stilistico è un’opera di notevole pregio, che presenta analogie con il Crocifisso di Guido Reni della Galleria Estense di Modena.
L’organo
Collocato nella cantoria sopra la porta maggiore, è opera della ditta Fratelli Ruffatti di Padova (1955): tre tastiere, cinquemila canne, cinquantacinque registri reali. È uno degli organi moderni più grandi di Bologna, benedetto il 19 giugno 1955 dal Cardinale Giacomo Lercaro.
6. La Cripta
Sotto il presbiterio si apre la cripta, inaugurata nel 1903 e aperta al culto dal 1905. L’ambiente constava di tre parti: la navata centrale e due cappelle laterali, sobriamente decorate con affreschi di Renato Pasqui.
Al centro, nell’arcosolio del Buon Pastore, è custodita la tomba del Cardinale Domenico Svampa. L’urna marmorea è opera di Edoardo Collamarini e richiama i sarcofagi classici; l’arcosolio è rivestito di marmi e mosaici della Società Musiva Veneziana; la vetrata policroma con Cristo che sorregge l’agnello è opera della ditta Beltrami di Milano (1912). Accanto al Cardinale riposa Don Antonio Gavinelli, il sacerdote che due volte ricostruì il santuario.
Lungo le pareti sono esposti i pregevoli reliquiari del santuario, collezione di notevole interesse storico e devozionale. Originariamente vi erano tre altari marmorei (1940), dedicati alla Beata Vergine Ausiliatrice (al centro), a San Domenico Savio (a destra) e a San Giovanni Bosco (a sinistra). Ora rimane solo l’altare marmoreo centrale.
7. Il senso di un santuario: il Sacro Cuore e l’Eucaristia
Perché una chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù? La devozione al Cuore di Cristo ha radici antiche nella spiritualità cristiana, ma si diffuse capillarmente a partire dal XVII secolo, quando la visitandina santa Margherita Maria Alacoque (1647–1690) riferì di visioni in cui Cristo chiedeva che il suo cuore trafitto fosse onorato come simbolo dell’amore infinito di Dio per gli uomini.
Il legame con l’Eucaristia non è casuale: il Vangelo di Giovanni racconta che dal costato di Gesù crocifisso sgorgarono sangue e acqua (Gv 19, 34), da sempre interpretati come simboli del Battesimo e dell’Eucaristia — i due sacramenti che generano e nutrono la vita della Chiesa. Contemplare il Sacro Cuore significa dunque contemplare la persona del Cristo incarnato alla luce del suo amore senza misura.
Questo santuario nacque in un quartiere operaio, tra gente che lavorava duro e che aveva bisogno di una fede concreta e tenace. Il Sacro Cuore, con la sua immagine immediata e potente, rispose a quella necessità.
8. Gli Addobbi e le Decennali Eucaristiche
Una delle tradizioni più vive legate al Sacro Cuore è quella degli Addobbi: un’usanza medievale bolognese che consiste nell’adornare le strade del quartiere con drappi, fiori e luminarie in occasione delle feste eucaristiche. Documentata già nel Quattrocento e rinnovata dall’Arcivescovo Paleotti nel Cinquecento, questa tradizione si è mantenuta viva attorno al santuario con particolare intensità.
Nel 1927, in occasione della prima Decennale Eucaristica, gli Addobbi si trasformarono in una manifestazione di straordinaria partecipazione popolare. Da allora si sono ripetuti ogni dieci anni: dieci celebrazioni in tutto, dalla prima del 1927 alla decima del 2017. Ogni Decennale coinvolge l’intero quartiere per mesi: le strade si trasformano, la comunità si ritrova intorno alla sua chiesa.
Alla prima Decennale del 1927 risale uno degli oggetti più preziosi conservati nel santuario: la Tovaglia delle Promesse, un grande ricamo in pizzo Aemilia Ars — la tecnica di ricamo bolognese di tradizione rinascimentale — donata dalle allieve della Scuola Femminile di Lavoro dell’Istituto Salesiano. La scuola insegnava ricamo, cucito e sartoria ad oltre cento allieve al giorno. La tovaglia, di rarissima finezza esecutiva, reca ricamate le dodici promesse del Sacro Cuore di Gesù.
9. Una comunità viva: ieri e oggi
Il Santuario del Sacro Cuore non è mai stato solo un edificio da ammirare: è sempre stato prima di tutto una comunità. Attorno alla chiesa e all’Istituto Salesiano si è sviluppata nel tempo una rete di attività che ha segnato la vita del quartiere.
Una delle iniziative più significative fu il Bollettino del Sacro Cuore: nato come foglio parrocchiale, divenne nel corso del Novecento una delle pubblicazioni cattoliche più diffuse d’Italia, passando da 350.000 copie iniziali a oltre un milione nel dopoguerra, con 220.000 famiglie abbonate in tutta la penisola.
10. Il santuario oggi: restauri e nuovi segni
Il 4 luglio 2011 il Ministero per i Beni Culturali ha riconosciuto il Santuario del Sacro Cuore come bene di interesse storico-artistico. Da quell’anno sono iniziati restauri sistematici che hanno interessato la cupola, le absidi, le cappelle laterali, il battistero e la cappella della Sacra Famiglia.
Nel 2015 la parrocchia ha acquisito dagli eredi i cartoni preparatori delle vetrate realizzati dal professor Antonio Maria Nardi — un patrimonio artistico di notevole importanza documentaria per la storia dell’arte sacra italiana del Novecento.
Il 1° giugno 2014 è stata inaugurata la Piazzetta Don Gavinelli, antistante il santuario, con la statua in bronzo del grande ricostruttore: opera dello scultore Luigi Enzo Mattei, è stata la prima statua di bronzo installata su strada pubblica a Bologna dopo decenni. Nel maggio 2017 lo stesso scultore ha realizzato il Memoriale dedicato alla storia del santuario. Nel marzo 2017 è stato collocato in chiesa il Crocifisso Sindonico, una riproduzione del volto del Cristo ricavata dall’immagine della Sindone di Torino.
Informazioni pratiche
Il Santuario del Sacro Cuore si trova in via Giacomo Matteotti, 27, Bologna, in prossimità della stazione ferroviaria centrale. È raggiungibile con diverse linee di autobus urbano e, dal 2027, dalla nuova linea del Tram.
La cripta è accessibile tramite le scalinate laterali del presbiterio.
Per informazioni su orari delle Messe, visite guidate e attività parrocchiali: www.sacrocuorebologna.it